di giulia
Non di dove siamo, a quale luogo apparteniamo, ma dove sono questi luoghi dentro di noi: così potremmo parafrasare l’operazione di recupero della memoria di La mia casa è dove sono. La ricostruzione di una mappa, un percorso a ritroso fatto di luoghi (somali e romani) carichi di significato soggettivo ed emotivo e per questo […]
Non di dove siamo, a quale luogo apparteniamo, ma dove sono questi luoghi dentro di noi: così potremmo parafrasare l’operazione di recupero della memoria di La mia casa è dove sono. La ricostruzione di una mappa, un percorso a ritroso fatto di luoghi (somali e romani) carichi di significato soggettivo ed emotivo e per questo politico. Per nessuno dei cosiddetti scrittori migranti la scrittura è un atto politico come per la italiana e somala Igiaba Scego: una tradizione familiare (il padre ministro degli esteri, lo zio vittima di un sospetto omicidio politico, l’emigrazione a seguito del colpo di stato di Siad Barre) si accompagna a un voler dar voce polemicamente a un sè con radici qua e là, una soggettività complessa e non riconducibile alle due metà (italiana e somala) che si usano per descriverla. L’enfasi delle parole, la loro capacità evocativa, non spaventano Igiaba Scego, ma ci regalano la poesia e l’ironia di chi della parola ha fatto la propria patria.

Ascolta l’intervista a Igiaba Scego
A cura di Giulia Gadaleta