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SAVERIO FATTORI A LICENZA DI LEGGERE

di

Puntata del 21/07/2007
Ospite del terzo ed ultimo appuntamento, il 23 luglio alle 21, di
Licenza di Leggere Saverio Fattori

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A cura di Giulia Gadaleta

Puntata del 21/07/2007

Ospite del terzo ed ultimo appuntamento di
Licenza di Leggere, Saverio Fattori ci racconta di Chi ha ucciso di Talk Talk? Falsa biografia autorizzata di Marco Orea Malià (Gaffi)

Del romanzo e del suo autore, scrive Benedetta Cucci (che lo presentarà lunedì 23)
“E’ nato a Molinella e da lì non ha mai pensato di andarsene, anche se l’“uso” che Saverio Fattori fa del suo paese natale non è certamente ricreativo, piuttosto creativo. Sì, perché non ne frequenta i bar, non ne segue la vita quotidiana, a parte le esigenze di stretta sopravvivenza, e in generale non si immerge particolarmente nella vita di provincia. “Però – riconosce – vivere e lavorare in provincia, ricrea dei meccanismi interessanti”. E genera delle “limitazioni” di varia natura, dalla mancanza di un’offerta culturale a quella di uno svago notturno fino alla inesistenza degli spazi socialmente calamitanti che vanno per la maggiore, ovvero gli sfavillanti centri commerciali. Tutto questo non è osservato con un punto di vista critico, anzi è usato per nutrire la sua voglia di evasione che sfocia così, naturalmente, nella scrittura. Dal 2001, da quando scrisse “Alienazioni Padane” che poi fu pubblicato nel 2001, fino ad oggi, con l’uscita di “Chi ha ucciso i Talk Talk?” Saverio è ancora lì, felice di trovarsi in un deserto di stimoli che però fa breccia dentro all’anima e stimola un meraviglioso contatto con se stessi e con la propria ispirazione… per salvarsi la vita.
“Chi ha ucciso i Talk Talk?” è un complotto paranoico in forma di “biografiction”, si potrebbe dire, perché è nato seguendo le vicende della biografia del parrucchiere Marco Orea Malià attraverso interviste via email o telefoniche, arricchite con visioni romanzate da spy story. Tanto che le 196 pagine sono diventate un giallo.
Saverio Fattori è uno di quelli che negli Ottanta sognava i Settanta. Conosceva Orea Malià perché ci andavano tutti i suoi amici a farsi il ciuffo e il colore. E lui si teneva a distanza da quel luogo edonista e artefatto. Poi, più di vent’anni dopo, è successo qualcosa. Si è incuriosito e si è fatto conquistare dall’ambiente di Orea Malià, che è una bella fetta di storia di una Bologna e di un’Italia di cui ancora tanto si parla e si sogna. Insomma, l’epoca in cui da Orea ci andavano Francesca Alinovi, Tondelli, Pazienza, Freak Antoni, Patrizio Roversi, Simon Le Bon e la moglie, e tutta quella banda di creativi-intellettuali a farsi fare il tagliando alla propria vanità…Un cast di personaggi così è il meglio che si potrebbe trovare per un libro (e anche per un film…). Se poi si tratta di un noir, tra indagini e complotti….
Ma perché proprio la scelta di Orea Malià? “Rappresentava l’antitesi di quello che ero io in quegli anni – spiega Saverio Fattori- Era un nemico. Io i capelli li tenevo ostinatamente lunghi e non curati. Pensavo che fare il borderline fosse la cosa migliore, quella meno volgare. Dal mio paese andavano a farsi i capelli da Orea Malià gli adepti di altre religioni. Integralisti New Wave soprattutto. Li disprezzavo profondamente. Loro ricambiavano. Anche se il vero necrofilo ero io. Morrison e Hendrix erano morti. Male. I loro idoli a giudicare da Videomusic godevano di ottima salute. Confrontarsi nel 2006 con Orea Malià è stato terapeutico. Mi ha costretto a ripensare a un periodo fondamentale della mia vita e della storia di questo strano paese. La soggettività che si fonde con l’oggettività. Comunque sono vivo, lui pure. Siamo due sopravvissuti. Poi tutto si confonde, perchè se da un lato rappresentava nella mia mente malata il trionfo dell’estetica sulla sostanza, dall’altra il suo negozio era la cuccia di persone molto creative, come Pazienza e Tondelli. E’ una figura osmotica.”

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A cura di Giulia Gadaleta


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