Settimanale avventuroso di letteratura
Ricerca Nel Blog Di Mompracem:
Commenti players
Pagine
Categorie
Archivi
Commenti del giorno

gennaio: 2007
L M M G V S D
« Dic   Feb »
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  
Sottoscrivi
Preview Image

ARGENTINA TRA MEMORIA E OBLIO (Valenzuela e Tizón)

di

Puntata del 13/01/07 Mompracem presenta ARGENTINA TRA MEMORIA E OBLIO

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l'ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

e intervista ad Antonio Melis su Il vecchio soldato di Héctor Tizón

a cura di Giulia Gadaleta

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Luisa Valenzuela è scrittrice cosmopolita e poliglotta. Ha condotta una vita errabonda tra Buenos Aires, New York, Parigi. Di questo nomadismo ha lasciato un segno particolare nei suoi due romanzi pubblicati in Italia: “Noir con argentini” (Perosini, 2002) e “Realtà Nazionale vista dal letto” (Gorée, 2006).
Entrambi usciti nel 1990 sperimentano un punto di vista obliquo sulla vita argentina, o per meglio dire sotterraneo. La vocazione alla parodia e al grottesco è una vera e propria vocazione, ci dice Valenzuela, in occasione della sua presentazione bolognese.
Anche su Carmillaonline

a cura di Giulia Gadaleta

e inoltre…

1 LIBRO IN 1 MINUTO

Il vecchio soldato
Come l’autore Héctor Tizón, che nel 1976 abbandonò l’Argentina per Madrid, Raúl e Matilda sono esuli in Spagna. Scritto negli anni Settanta e mai pubblicato prima, “Il vecchio soldato” (Gorée, 2006) è un romanzo lacerante sulla pietà e l’odio, sull’esilio e la memoria attraverso la parola. Ora però dobbiamo ricordare che a quel tempo il franchismo non è ancora morto, anche se Franco sì. Vivono in una sorta di limbo al ritmo cadenzato delle ore, dei rientrare ed uscire di casa, delle bevute con gli amici, esuli come loro, Inés, Pablo, Muñoz. Raúl si trascina in una Madrid prima autunnale poi invernale alla ricerca di un imbrobabile lavoro. Pubblica un annuncio in cui si propone come “scrittore professionista???. Lo convoca per aiutarlo a scrivere le sue memorie un vecchio soldato franchista. Raúl cede dopo un breve colloquio, quasi incosapevole sebbene vagamente riottoso. Riconosce nel vecchio soldato i tratti autoritari del padre, un giudice poi grottescamente impazzito. Ma nel giudicare la vanagloria del fascista e l’ostentazione dei simboli decrepiti, riaffiorano alla sua mente episodi e segni di una propria crudeltà, quasi una mappa della memoria che lo lascia privo di innocenza: rammenta del gioco infantile che gli ha rivelato che “aveva desiderato essere buono ed era riuscito soltanto a provare piacere nella crudeltà??? e della fanciulla che non ha saputo amare. La mostruosa somiglianza con un fascista è quanto di meno può sopportare un ex prigioniero politico. E’ mostruosa perchè è come un demone che si mangia la sua memoria. E così matura l’allontanamento, prima quasi in forma di follia, poi come cosciente risveglio. Non so se sia corretto quel che dico, di Héctor Tizón ho letto solo questo Il vecchio soldato. Però mi sembra che già dalla prima pagina il romanzo ruoti intorno a Raúl e Matilda e che rappresentino, l’uno in modo più evidente e l’altra in forma vicaria, di correligionaria, due modi differenti di reagire alla violenza, di tutelare la memoria. Il protagonista assoluto è Raúl, esule argentino ombroso e solitario. Se lui è l’antierore, Matilda, sua moglie, è l’eroina. Dietro l’immagine stereotipata di moglie che attende il ritorno del marito disoccupato, della madre che si occupa del bambino, di colei che consola e sopporta, Matilda è saggia, è colei che sa conservare autenticità, genuinità, umanità, che sa salvare la vita dal potere autodistruttivo che si è impossessato di Raúl. Matilda è colei i cui occhi “guardavano, come adesso, con sdegno e innocenza???. Anche Matilda ha avuto la sua buona dose di violenze e dittatura, ma questo non le impedisce di vivere con gioia. A ben vedere tutte le donne di questo romanzo cercano la pienezza, la completezza, “perchè non voglio essere due, non posso amarti completamente??? dice Inés riferendendosi alla possibilità di vivere una doppia vita. A differenza loro, per riscattare la propria memoria e la propria parola, Raúl ha bisogno di quel gesto finale esemplare, carico di violenza e rancore. Se vogliamo da uomo.

a cura di Giulia Gadaleta

Della letteratura argentina sulla dittatura e del posto in essa riservato a Valenzuela e Tizón, e di quest’ultimo più diffusamente abbiamo parlato con Antonio Melis, docente di lingua e letteratura ispanoamericana presso l’Università di Siena.

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

 


Comments are closed.